Forse dovrei smettere di ascoltare Cat Power o Nina Simone. Arne dice che lui non riesce ad essere triste, mai. Laura dice che è normale, le persone più sensibili a volte, lo sono. Nora mi ha detto che essendo io sensibile ... io odio essere sensibile. Odio commuovermi per le cose più piccole, provare sentimenti genuini come se guardassi ogni giorno come se fosse il primo. Odio i miei ricordi perché li vivo intensamente.
Il mio tempo è limitato e il the si sta raffreddando.
La tentazione di prenotare un volo per Roma o Buenos Aires è forte. Vorrei essere ovunque e al contempo in un non spazio. Vorrei poter non essere ma esserci (da sein).
Credo mi manchi mia nonna, è quasi un anno dalla sua scomparsa...
Sì, forse dovrei smettere di ascoltare Cat Power.
Ho bisogno di vedere Laura, del cicaleccio dell'italiano felice, di vedere il sole (di vedere il sole) che batte contro gli edifici storici del Caffè degli Specchi.
Che voglia di correre, di nuotare, di non essere, di sentirmi a casa.
sabato 28 febbraio 2015
lunedì 2 febbraio 2015
pag 169
Era evidente che fosse interessato a lei più di qualunque
altra persona e lì, sulla prima pagina del menu, si raccoglievano le speranze
di un cuore eccezionale la cui forte speranza lo spingeva sempre oltre. Le
pagine si sfogliavano con piacere e Giulia le girava con brama, come se avesse tra
le mani un fossile antico e prezioso che ricomponeva un’eredità storica entro una
magnifica cornice. Era incantata. Il maitre agitava le mani come per dirle di
sfogliare le pagine, un altro cameriere teneva gli occhi aperti in modo
esagerato, Giulia girava le pagine da destra a sinistra scrutandole dall’alto
in basso, tutto il suo corpo manifestava uno stupore senza limiti, si era
trovata partecipe di una collezione preziosa di viaggi, cacce al tesoro, storie,
racconti, e una dichiarazione, nella lettura stava cambiando ancora e forse non
sarebbe più guarita da quella metamorfosi. Si pensi ad un cuore come un
gendarme, improvvisamente sciolto dei propri strati, costretto a cambiare per
adeguarsi ai mutamenti- tornerà indenne dal viaggio, o smarrito, rinascerà
dalle proprie ceneri per opera di un cuore più ostinato che la tocca
intimamente con passione?
Due prospettive aveva davanti, due prospettive che si
confondevano: una di queste, era continuare la propria vita così come la disegnava
per se stessa, una prospettiva basata sull’arte, sì, ma anche su di un rigore
che seguiva i dettami della testa; era una vita sicura, di energie che le arrivavano
dal di fuori e avvenivano e rimanevano nel cervello; l’altra, ignota, le dava il brivido
dell’orizzonte, di qualcosa di enigmatico. E sarebbe stato ancora così, finché
non avesse rivisto Filippo.
domenica 25 gennaio 2015
pp168
B. A. ore 17.30
* * * Cara Giulia…..
* * * Quante probabilità esistono d'indovinare che cosa passi per il cuore di un’altra persona? A volte credo che preferisci farti rapire dal tuo mondo fantastico che credere a qualcos’altro… se solo tu potessi leggere il significato dei geroglifici del mio cuore! Per quanto riguarda me, mi basterebbe fissarti negli occhi o guardarti muovere di tanto in tanto le labbra, come se stessi ripetendo una poesia- ti ricordi di quanto mi hai recitato Salinas, la prima sera, quando ti ho conosciuto? * * *
* * * [...] mi ero detto che non avrei più lasciato niente di mio a nessuno … Pensai poi, che se una parola di bellezza può spegnere il silenzio e smuovere quel misterioso regno che è il tuo cuore, avrei dovuto lasciare la città tappezzata di messaggi.
* * * Troverai una concatenazione di lettere per la città… è una strategia perché qualsiasi cosa tu decida, ti ricorderai per sempre di me, così come io ti ho portato nei ricordi per tutti questi giorni.
* * *
venerdì 23 gennaio 2015
Filippo - sul finale
E come poteva spiegarle
cosa significava costatare quotidianamente fino a che punto tutto si ripetesse
uguale, dirle che in un giorno aveva inteso come fosse necessario che quelle
gerarchie di pensiero che riteneva necessarie gli erano crollate e che in un
lampo, una serie di geroglifici dell’animo gli si erano codificati guardando un
temporale che scioglieva le pagine del suo diario e lui, immobile, sotto la
pioggia, non trovava la forza di tutelare quelle parole che tanto gli stavano a
cuore e che aveva lasciato che una pioggia spazzasse via un oggetto a lui caro?
E allo stesso modo non sapeva come dirle che svaniti quei messaggi aveva avuto
bisogno di cercarne altri, e trovandoli nella rete, comunque, non gli erano
bastati
giovedì 22 gennaio 2015
Come finisce?
Oggi, dato che l’influenza mi tiene a letto, ritorno alla
scrivania e penso ai giorni in cui, con determinazione luminosa, quella dei testardi, scrivevo senza sosta per
ore e passavo tutto il suo tempo libero a leggere, a cercare riviste in
libreria, a disordinare la stanza di libri antichi o usati, a tradurre in
italiano dal portoghese o cercare romanzi in pdf in inglese, e poi le memorizzavo
al computer – ma dove li ho messi?
Io che potrei scrivere a ruota libera, tanto nessuno mi
chiederebbe – l’hai finito?- mi chiedo perché a volte smetto. Disegno, lavoro,
tentativi di socialità.
Quando iniziai la storia di Giulia pensavo che l’avrei chiusa
in poco tempo, ovvero che passata la sinusite di allora avrei fatto altro- disegnare- Frequentavo abitualmente la SSLMIT come mai
ero riuscita a frequentare la Statale negli anni precedenti- a proposito, sono
passati 9 anni.
Ora
mi sembra che tutto possa ricominciare da capo, con finali diversi, con incontri ispirati
dalle coincidenze assurde dei giorni di casualità per cui sono famosa.
Avere l' idea di andare in vacanza a novembre , con il permesso di unpaid vacation, per galleggiare per le avenide di Baires – forse dovrei dire
che alla fine, quel
piano senza senso, è stato proprio quello che mi ha salvato? Quando leggo di Giulia e Filippo, è come sedersi a tavola con vecchi amici - e mi viene da chiedere -ma
allora, come finisce?
venerdì 16 gennaio 2015
sabato 27 dicembre 2014
27 dicembre 2014
Ci sono una serie di desideri qui dentro e sono l’uno
concatenato con l’altro. Per queste strade d’inverno, camminando verso casa,
penso al trasloco a Berlino, a Buenos Aires, alle lingue che voglio imparare
prima di cambiare ancora paese, e in fondo, so che riuscirò. Non saprei quanto
tempo mi servirà, ma sto lavorando alla mia felicità ogni giorno. Poi penso ad
una persona. Me la immagino mentre guida o parla e mi dico subito, che io, in
realtà, di questi, non so nulla. E allora non immaginiamo niente e non scriviamogli
nemmeno, via.. Poi c’è la lingua; non posso lasciare questo paese senza averla
imparata decentemente. E poi, l’ Europa, come potrei lasciarla? Ma sì, ci sarà
sempre una qualche nuova avventura ad aspettarmi. Ma io sono in giro e qui fa
freddo. Ho visto che per venerdì prossimo danno neve. Un terzo desiderio. Ho risolto
i miei fastidi di salute più grossi e non ho più nostalgia per l’Italia - da
anni- e non mi sogno di tornare. A volte mi prende un qualcosa qui al petto, e
mi sento il cuore ammaccato come i cachi del Rewe. -La mia bicicletta è ancora
qui; quando stavo a Buenos Aires, continuavo a pensarci, immaginavo me l’avrebbero
rubata. Ma questo paese è tanto tranquillo -anche troppo, per me. Berlino
allora. La bicicletta è lì, irrigidita anche lei dal freddo, contro il
cancello. –DDDio-. –penso senza poter aprire bocca- siamo a zero gradi. Per fortuna
Steve mi ha aiutato a fare la spesa. Ho comprato il polpo e due chili di angus
argentino. Se lo sapessero i coinquilini vegani…-
Poi entro a casa e vedo tutto pulito e in ordine. Sì, da me. Tutto bene. Penso alla coinquilina tornata a Sidney e al suo incredibile viaggio in stand by: 3 giorni , 3 continenti. Svanirò anch’io in un giorno di primavera del 2015; tornerò a Buenos Aires o il futuro sarà un mistero anche per me? E intanto si scende sempre di più sotto lo zero…
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